Memorie del sottosuolo

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  • ISBN / UPC: 9788804516026
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Записки от подземието (книга на италиански език)

 

Fëdor Dostoevskij  (автор)

 

Издателство:   Mondadori
Език: италиански език
Раздел: Класика
Поредица: Classici  (#111)
Етикети:

руска литература

преводна литература

 

Мека корица, джобен формат  |  165 стр.  |  125 гр. 

(неизползвана книга -  здраво и чисто отвътре книжно тяло с леко захабен външен вид)

 

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На задната корица:

 

Memorie dal sottosuolo, uscito a puntate nella rivista «Epoca» a partire dal 1864, costituisce una tappa centrale nella vicen­da artistica e spirituale di Fèdor Dostoevskij. In forma di mo­nologo-confessione, è la storia della fallita redenzione di una prostituta e, nello stesso tempo, la tormentata indagine sull'inconscio, il "sottosuolo", e sull'impossibilità di capire a fondo ' se stessi e gli altri. L'io narrante è uno dei cosiddetti "uomini , superflui", una persona che si limita a prendere atto dell'im­mensa ricchezza nascosta nel proprio intimo, e non trae alcu­na conseguenza pratica, soffrendo acutamente, al tempo stes­so, del proprio fallimento. «Dalle Memorie dal sottosuolo in avanti» scrive Igor Sibaldi «sulla scena della narrativa dosto-evskiana compaiono queste singolari figure di ribelli non ri­conducibili ad alcuna fazione esistente, i protagonisti dei ro­manzi più celebri: individui smarriti tra la propria angosciosa ricerca di una verità che illumini veramente la via, e uno iato tra loro stessi e la "maledetta realtà" che nulla, nel loro desti­no di "superflui", riesce mai veramente a colmare.»

 

**

 

Introduzione

 

Nel dicembre del 1862 Vremja (Il Tempo), la rivista che Dostoevskij dirigeva allora con il fratello Michaìl, annunciava l'imminente pubbli­cazione d'una nuova opera dello scrittore, un romanzo in forma di memoriale, intitolato Confessione (hpoved'Y, e lo stesso annuncio si ripeteva nel numero successivo, gennaio 1863. Dalle lettere e dagli appunti di quel periodo non risulta tuttavia che Dostoevskij avesse già posto mano al libro: il doppio annuncio di Vremja era in realtà una di quelle «scommesse» sul proprio talento e il proprio futuro alle quali Dostoevskij si vide spinto più d'una volta, sia dalle circostanze (in questo caso, la necessità di argomentare la campagna d'abbonamenti della rivista per la nuova annata) sia dalla sua inveterata passione per l'azzardo. Questa volta l'azzardo si rivelò eccessivo. Dapprima furono d'intralcio a Confessione le faccende redazionali (Dostoevskij era un giornalista ansioso, e con pochi collaboratori per mancanza di capitali); poi gli avvenimenti presero a precipitare, a ritmo vorticoso. In aprile, un articolo imprevidente di Vremja - sulla recente insurre­zione polacca del gennaio-febbraio 1863, duramente repressa dalle truppe russe - dà il via a un'istruttoria che si conclude con la soppressione della rivista per ordine dello zar. I fratelli Dostoevskij incominciano subito le pratiche per la revoca di tale provvedimento, invano. Ne incominciano altre ancor più snervanti per l'autorizzazione a fondare una nuova rivista.

 

In estate, all'improvviso, Dostoevskij lascia affari e famiglia - la moglie, Marija Dmitrievna, malata di tisi, e un figlio di lei, adolescen­te, avuto dal primo marito - e parte per l'estero, per un romanzesco appuntamento a Parigi con Apollinarija Suslova, giovane intellettuale di cui è perdutamente innamorato. L'avventura finisce male: lei s'invaghisce di un altro, un misterioso avventuriero spagnolo; lo scrittore tenta invano di riconquistarla, la porta con sé in un lungo viaggio attraverso la Francia, l'Italia (Milano, Roma, Napoli), l'Austria, la Germania. A Berlino, però, Dostoevskij si lascia travolgere dalla passione per la roulette, e Apollinarija lo abbandona definitiva­mente. Rimasto solo, rovinatosi ai casinò di Hombui;g, Wiesbaden, Baden-Baden, salvato in extremis dai prestiti inviatigli da Apollinarija stessa e da Michaìl, Dostoevskij torna a Pietroburgo A qui trova la moglie Marija Dmitrievna, spossata dagli attacchi della fisi.

 

L'autunno trascorre tra consulti medici, traslochi -a prima in provincia, poi a Mosca, per risparmiare alla moglie l'umido inverno pietroburghese - e febbrili iniziative per il varo della nuova rivista, Epocha (L'epoca). Soltanto a Mosca, in dicembre, mentre 1 medici tentano di salvare Marija Dmitrievna con una cura a base di latte equino fermentato, Dostoevskij comincia a lavorare al suo progetto d'una Confessione, abbozzando quella che diverrà in seguito la jlrima parte delle Memorie; per ora, nelle intenzioni, è «una sorta d'introdu­zione» a un grosso romanzo, da pubblicare a puntate su Epoche e come tale viene presentata nel marzo 1864, sui primi due numeri della rivista (usciti contemporaneamente con un ritardo di due mesi sul previsto, causa gli ultimi impedimenti frapposti dalle autorità come ulteriore «castigo» per quell'articolo sulla Polonia). Il titolo è già // sottosuolo; il testo viene mutilato dalla censura e riadattato in fretta dall'autore stizzito: «Ma che gli ha preso a quelli là, ai censori», scrive Dostoevskij al fratello il 26 marzo1 «cos'è, sono in congiura contro il governo, adesso? (...) sarebbe stato meglio non pubblicarlo affatto il penultimo capitolo (che è il più importante, quello in cui viene appunto fuori l'idea centrale), piuttosto che pubblicarlo così com'è, con tutte quelle frasi strappate a metà, e quelle continue contraddi­zioni (...). Quei porci di censori: là dove mi beffavo di tutto quanto e bestemmiavo persino, talvolta, ma soltanto per mostra, loro hanno lasciato correre, mentre là dove da tutto ciò deducevo la necessità della fede e di Cristo, hanno proibito...»'.

 

In marzo e aprile il lavoro continua con fatica. «Ogni tanto mi vien da pensare che risulterà uno schifo; cionondimeno scrivo con calore, ma non so cosa ne verrà fuori. Comunque sia, ci vorrà molto tempo» (lettera a Michaìl, del 2 aprile 1864). L'idea di fare delle Memorie un grosso romanzo è abbandonata; nelle lettere al fratello, Dostoevskij parla ormai di una pòvest', una novella, dalla struttura ancora incerta-con il numero dei capitoli che continua a variare, di settimana in settimana. Intanto Marija Dmitrievna è senza speranza; delira. «Le capitano certe strane allucinazioni. Ogni tanto, comincia tutto a un tratto a bisbigliare: "i diavoli! ecco i diavoli!" e solo dopo che il dottore ha aperto lo sportellino della finestra e ha finto di scacciarli dalla stanza la malata si tranquillizza.» Muore il 15 aprile, e il terzo numero di Epocha esce con una nota redazionale di scuse con i lettori per la mancata pubblicazione del seguito delle Memorie, rimandato -dice la nota - «a cagione di una malattia dell'autore».

 

In maggio, Dostoevskij torna a Pietroburgo con il seguito già quasi ultimato, poco dopo che sulla rivista Sovremennik (Il contemporaneo) è apparsa l'unica recensione al Sottosuolo - a firma di Saltykov-Scedrin, da tempo ostile a Dostoevskij e ulteriormente provocato da un accenno sarcastico dell'«uomo del sottosuolo» alla sua attività di critico d'arte (v. nota 7, a p. 40). L'articolo, intitolato Strizi (I Rondoni) e inserito nella rassegna Literatùrnye méloci (Minutaglia letteraria) descrive il racconto del sottosuolo come un plagio assai malmesso di «pensieri di Tommaso d'Aquino», che procede «in un'aria come di crepuscolo, solcata da pipistrelli. È un mondo non di fantasia, e però neanche vivo, bensì fatto come d'una gelatina di fecola. Tutti piangono, e non per chissà che, ma semplicemente perché a tutti fa male il fegato...».2 Arriva anche una lettera di Apollinarija: «Ma che razza di scandalosa novella stai scrivendo? (...) non mi piace, quando scrivi cose così ciniche. Non fa per te, in un certo qual modo...».3

 

La seconda parte della novella esce in giugno, sul quarto numero di Epocha. L'unico a lodare le Memorie dal sottosuolo, in quei tempi, è Apollòn Grigor'ev. Critico, narratore, collaboratore abituale delle riviste dei Dostoevskij, Grigor'ev era altresì una sorta di «poeta maledetto» ante litteram, periodicamente arrestato per debiti e autore di fervide ballate zingaresche; qualche anno addietro, aveva vissuto con una prostituta venuta dalla provincia una vicenda simile a quella dell'«uomo del sottosuolo» dostoevskiano, e durata però quattro anni. È questo Grigor'ev a intuire sùbito la novità e la forza dello stile inaugurato nelle Memorie: «È così che devi scrivere tu» raccomanda a Dostoevskij,4 insistendo sull'importanza rivelatrice che il libro rivesti­va per il suo stesso autore....

 

Характеристики
В наличност:
Да
Оригинално заглавие
Записки из подполья (1864)
Заглавието на български език
Записки от подземието
Език
италиански
Автор
Fëdor Dostoevskij
Издателство
Mondadori
Поредица
Classici
Етикети
преводна литература, руска литература
Град
Milano
Година
2009
Страници
165
Състояние
неизползвана книга
ЗАБЕЛЕЖКА
здраво и чисто отвътре книжно тяло с леко захабен външен вид
Националност
руска
Корица
мека
Формат
джобен
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